Estratti
Tra storia e leggenda
Si narra che il dio Haya Susanoo - figlio del dio Izanagi, creatore, insieme alla dea Izanami, delle isole nipponiche - venne esiliato nella regione di Izumo dalle otto centinaia di decine di migliaia di dei. Qui egli uccise un drago con otto teste per salvare una vergine, offerta in sacrificio al mostro. Trafitta a morte la bestia, si affrettò a smembrarla con la propria spada ma, arrivato alla coda, non riuscì a troncarla: il filo della spada si intaccava, cozzando contro un elemento prodigiosamente inscalfibile. Squarciata la coda per tutta la lunghezza, il dio trovò all’interno una grande spada, che venne chiamata Tsumugari (La Ben Affilata). Susanoo la consegnò alla dea solare Amaterasu, che la diede poi al nipote Ninigi quando questi discese dal cielo per governare il Giappone. La spada fu infine ereditata dagli imperatori, il decimo dei quali, Suigin, ordinò che fosse custodita nel tempio di Ise. Il principe Yamato Takeru, figlio del XIV imperatore, accingendosi a compiere una spedizione contro gli Ainu, si fece consegnare Tsumugari, portandola con sé durante la campagna di guerra. I nemici, un giorno, attirarono il principe in una prateria, incendiandola. Ormai senza via di scampo, con prontezza Yamato Takeru falciò l’erba in fiamme (forse fu la spada stessa a farlo, per magia), creandosi un varco verso la salvezza e la vittoria. Quel giorno, la spada prese il nome di Kusanagi no Tsurugi (La Spada Falciatrice d’Erba). La spada é consegnata agli imperatori del Giappone nel giorno dell’incoronazione, assieme allo Specchio e alla Gemma, simboli di Amaterasu. Attorno alle spade giapponesi (alla loro origine, ai fabbri che le forgiarono, ai personaggi che ne furono in possesso o ne subirono gli effetti) sono fiorite nel tempo numerose storie e leggende come quella di Susanoo, sospese tra mito e realtà storicamente documentate. Tramandati di padre in figlio in epoche lontane, molti di questi racconti sono inverosimili alla luce della pragmatica logica occidentale, ma un tempo erano venerati in Giappone come indiscutibili verità rivelate: spade indistruttibili e prodigiosamente affilate riparavano torti e scacciavano spiriti malvagi in nome della giustizia. E portavano nomi propri, legati al possessore, al fabbro o, più frequentemente, ad un particolare elemento della loro straordinaria vicenda.
Nobile, affascinante e letale
La spada giapponese è, per così dire, una categoria dello spirito. Generazione dopo generazione, come un fiume silenzioso e inarrestabile, l’arma bianca più letale della storia ha travalicato gli argini della propria dimensione. Non più - o meglio, non solo - freddo e spietato strumento di offesa, la spada giapponese è oggi nell’immaginario collettivo un’icona nobile e affascinante dell’arte e della cultura orientale, capace di penetrare “territori” diversi e lontani come la letteratura, il costume, il cinema, il collezionismo... E naturalmente le discipline marziali.
Nipponto La Katana divina
Il culto della lama perfettamente affilata - arma micidiale, oggetto d’arte, talismano - riveste dunque un ruolo di primo piano nella storia e nella cultura giapponese. Tanto le tecniche di fabbricazione che l’arte di maneggiare la spada esprimono una tensione profonda verso la ricerca della perfezione, ed è stupefacente scoprire come nel paese del Sol Levante si tramandi una leggenda che, per molti aspetti, riecheggia il mito “occidentale” di Excalibur. Si narra infatti di un fabbro rinomato per la sua capacità di forgiare armi superbe: era talmente abile che, scoppiata una feroce guerra, a lui si rivolsero i più nobili Samurai della regione. Il fabbro si votò anima e corpo alla creazione di una spada perfetta, nata per distruggere e non essere distrutta: una Katana leggendaria, da tramandare per generazioni. Venne forgiata con una tecnica innovativa, sovrapponendo più strati di metallo battuti in una sola lama, così da conferire alla spada una resistenza eccezionale: colpi tanto forti da risultare letali per altre spade non ne intaccavano la straordinaria tempra. Lunghissima e maneggevole, con la tipica elsa circolare propria delle spade dei Samurai, la spada divenne un mito, riuscendo a perforare anche le più coriacee armature e rendendo invincibili molti Samurai. Quando le guerre tra i feudi cessarono e l’ordine dei Samurai andò estinguendosi, la spada Masamune tornò nelle mani della famiglia del fabbro che l’aveva creata, dopo aver conquistato il titolo di Katana Divina. Nulla più si sa di quella spada: secondo alcune voci, gli eredi di quel grande fabbro la custodiscono gelosamente, togliendo al mondo la visione della Katana Divina.
La forma della perfezione
Una spada del tipo Nipponto presenta quasi sempre una lama curva ad un solo tagliente, caratterizzata da una struttura più o meno complessa. La lama si prolunga nell’impugnatura [tsuka] attraverso un codolo [nakago] la cui forma è variabile. La lama e l’impugnatura sono tenute assieme da un piccolo perno di bambù [mekugi]. La tsuka è quasi sempre in legno, ricoperta da pelle di razza [same], trecciata in seta, cotone o pelle. La spada, quando non è usata, è depositata in un fodero [saya] in legno laccato, più o meno decorato. E’ stata la perfetta combinazione di tecniche costruttive e materiali impiegati a rendere la spada giapponese [Nipponto] l’arma bianca più efficiente della storia. Le tecniche di fabbricazione si sono evolute e affinate per oltre 1.300 anni, raggiungendo nel Periodo Kamakura livelli di eccellenza, per essere poi ulteriormente perfezionate nel Periodo Koto. E’ questa l’epoca a cui fanno riferimento anche i moderni fabbri, nei lavori dei quali possiamo riconoscere ancora gli stili delle cinque scuole tradizionali [Gokaden]: Yamato, Yamashiro, Bizen, Soshu e Mino. L’acciaio con cui è fabbricata una lama giapponese [Tamahagane] viene prodotto utilizzando una fornace in terra [Tatara] nella quale viene immessa una sabbia ricca di minerale ferroso [Satetsu] e carbone come combustibile. Alla fine del processo di fusione si ottengono circa due tonnellate di acciaio, che viene spezzato in frammenti e selezionato in funzione del contenuto di carbonio. Il frazionamento viene effettuato sulla base dell’esperienza visiva dei maestri fonditori; il contenuto di carbonio potrà essere variato dal fabbro successivamente, in fase di forgiatura. Durante la lavorazione, l’acciaio viene piegato diverse volte, generalmente da 6 a 15. Il carbonio viene distribuito più uniformemente e sono eliminate le impurità. E’ questa serie di processi che rende la lama giapponese unica e inconfondibile, dotandola di grande solidità strutturale e superba bellezza. La superficie dell’acciaio mostra il disegno caratteristico che viene impresso dalla forgiatura [jihada]. A questo punto, la lama viene ricoperta da uno o più impasti di diverso spessore, la stesura dei quali determinerà la configurazione della linea di tempra da applicare alla lama: minore è lo spessore, più duro diventerà l’acciaio una volta surriscaldato e poi immerso nell’acqua. La curva di tempra che verrà prodotta, detta hamon, caratteristica della spada giapponese, dopo la fase di politura tradizionalmente effettuata su diversi tipi di pietra prenderà una colorazione più chiara del corpo della spada. Il tipo di disegno della superficie dell’acciaio, la forma della spada, la sua curva, la forma della linea di tempra, il tipo di tempra, il colore del codolo [nakago] permettono di risalire - anche senza leggere la firma, se presente - al periodo, alla scuola, all’officina e spesso anche al fabbro.
I periodi della storia giapponese
Come detto, l’evoluzione delle tecniche di forgiatura è legata a doppio filo alla tormentata storia del Giappone, che viene tradizionalmente divisa in periodi ben codificati. Di seguito ne tracciamo un breve profilo, funzionale alla comprensione dei diversi contesti nei quali le metodologie di produzione si sono consolidate nel tempo.
Periodo Antico [prima del 650]
Ci sono opinioni discordanti sulla data esatta ma, più o meno all’inizio dell’era cristiana, il primo imperatore del Giappone, Jimmu, si spostò dal Kyushu attraversando il mare interno fino a Kashiwara, nella provincia di Yamato. Qui sottomise le tribù ostili, costituendo l’Impero giapponese. Attorno al 284 d.C. la cultura continentale - nella forma di classici confuciani, cultura della seta e arte di fabbricazione delle armi - fu introdotta direttamente dalla Cina o dalla Corea. Si ritiene che a quell’epoca fossero numerosi i fabbri cinesi e coreani arrivati in Giappone a costruire spade. Nonostante questa florida produzione, pochissime spade del Periodo Antico (prodotte in Giappone o importate dal continente) sono arrivate fino a noi. Dato che le poche tuttora esistenti sono simili nell’aspetto, è difficile determinarne il luogo di costruzione. Alcune, dissotterrate da antichi tumuli, non sono correttamente temprate; la maggior parte sono del tipo diritto.
Periodo Nara [dal 710 al 794]
All’inizio di questo periodo fu fondata a Nara, provincia di Yamato, una capitale. Prima di allora non esistevano capitali permanenti, dato che il centro del potere corrispondeva alla residenza dell’imperatore di turno. E’ anche l’epoca in cui venne a diffondersi il buddismo. Il Periodo Nara è altrimenti conosciuto come “Età dell’oro” per l’altissimo livello di sviluppo raggiunto dalle manifestazioni del culto e dalle arti in genere: soprattutto architettura, pittura e scultura. Le tecniche di produzione delle spade erano ancora all’inizio ma promettevano di svilupparsi rapidamente, data la richiesta di forniture per l’esercito.
Periodo Heian [dal 794 al 1185]
La capitale fu successivamente spostata da Nara ad Heian (oggi Kyoto), nella provincia di Yamashiro. Il potere amministrativo passò dalla famiglia reale al clan Fujiwara, che aveva ottenuto il controllo del governo. Durante la successione di otto regni, per circa un secolo, il clan Fujiwara governò come reggente e il Giappone poté godere di una relativa pace. Tuttavia, la dispendiosa amministrazione del governo da parte dei Fujiwara produsse col tempo gravi conseguenze per il popolo, che cominciò ad abbandonare campi e botteghe artigiane, dandosi alla criminalità. Approfittando della situazione ormai degenerata, all’incirca nel 900, due clan di Samurai, i Minamoto e i Taira, arrivarono al potere sostituendosi ai Fujiwara. Chiusi i rapporti con la Cina, i fabbri giapponesi cominciarono ad affinare le tecniche di produzione delle spade, il cui livello qualitativo continuò a migliorare al punto da renderne superflua l’importazione. Si fecero continui progressi fino a raggiungere, nella seconda metà del Periodo Heian, livelli di eccellenza.
Periodo Kamakura [dal 1185 al 1333]
La costituzione dello shogunato, o governo feudale, da parte del clan Minamoto a Kamakura (provincia di Sagami), segnò l’inizio di un nuovo periodo. Seguirono secoli di feudalesimo sotto il supremo comando dello shogunato militare, che deteneva sia il potere amministrativo sia quello giuridico. Nel 1274 e nel 1281 i Mongoli, sulla scia delle mire espansionistiche verso l’Europa, tentarono di invadere anche il Giappone. Furono però sconfitti dai guerrieri di Kamakura, che si imbatterono in una formidabile coppia di alleati: due improvvisi tifoni [kamikaze] che i Giapponesi credettero di origine divina.Queste vere e proprie emergenze nazionali e, più prosaicamente, le commissioni militari, diedero un forte impulso alla ricerca tecnologica, per migliorare il tipo di spade prodotte. La scuola di Soshu (un altro centro della provincia di Sagami) sviluppò una tecnica notevole, in grado di produrre spade di ineguagliabile, straordinaria robustezza ed efficacia. Lo shogunato tuttavia, già ebbro delle vittorie sui Mongoli, si avviava verso un irreversibile declino. Con l’aiuto del clan Ashikaga, l’imperatore Godaigo fu pronto a cogliere l’occasione, riprendendosi il controllo del governo.
Periodo Nambokucho/Muromachi [dal 1333 al 1573]
La storia però ebbe modo di ripetersi: il clan Ashikaga tradì a sua volta l’imperatore Godaigo, installò un governo fantoccio a Kyoto e ristabilì il sistema dello shogunato. Godaigo tuttavia riuscì a eludere la sorveglianza degli Ashikaga, fuggendo per poi prendere dimora nei pressi di Nara. Per 55 anni (dal 1337 al 1392) in Giappone ci furono due corti imperiali. Gli Ashikaga non erano abbastanza forti per imporre la loro autorità, e l’incapacità di controllare le province diede origine ad aspre lotte tra i signori feudali. Questo periodo di guerre, il Periodo Sengoku, durò più di 100 anni (dal 1478 al 1605 secondo alcuni; dal 1467 al 1615 secondo altri). La richiesta di spade aumentò in tutto il Giappone. A Tokyo, l’arte della forgiatura fiorì sotto il patrocinio degli Shogun Ashikaga.
Periodo Momoyama [dal 1573 al 1600]
Oda Nobunaga, Samurai di bassa nascita, fu chiamato a Kyoto dall’imperatore per ristabilire l’ordine e riunificare il Giappone. Nominato vice-Shogun, Nobunaga fu assassinato prima di completare la sua missione. L’impresa riuscì invece a Toyotomi Hideyoshi, suo luogotenente, che mise la parola fine ad un lungo periodo di guerre. Hideyoshi, di umili origini, fu nominato reggente dell’Impero mentre tutti gli altri capi militari divennero daimyo, signori feudali. Durante questo periodo, Hideyoshi portò la capitale a Osaka. Fiorirono tutte le arti, compresa la fabbricazione delle montature delle spade.
Periodo Edo [dal 1600 al 1867]
Dopo la morte di Hideyoshi e in seguito alla battaglia di Sekigahara (combattuta nel Settembre del 1600), il potere passò dal clan Toyotomi a quello di Tokugawa Ieyasu. Il clan Tokugawa portò la capitale a Edo, oggi Tokyo, da dove governò tutto il Giappone per più di 250 anni. Per poter perpetuare il sistema dello shogunato e renderlo in grado di funzionare senza scosse con una guida ordinaria, i Tokugawa emanarono leggi fondamentali per Shogun, nobili e Samurai. Le frontiere furono rese praticamente impermeabili agli stranieri e alle loro culture. In questo periodo fu costituito un rigido sistema di classi sociali che divideva il popolo in daimyo, Samurai, contadini, artigiani e mercanti. Il lungo e relativamente pacifico periodo Tokugawa ebbe termine all’inizio del XIX secolo, quando forze straniere tentarono di aprire il Giappone al commercio con l’estero.
Periodo Moderno [dal 1868]
L’imperatore Meiji, 122° discendente dell’imperatore Jimmu, aiutato dai daimyo Sotozama riprese il potere e nel 1868 confermò Tokyo capitale. Due anni dopo, un editto nazionale proibì ai commercianti di portare la spada: solo i Samurai erano autorizzati ad indossarla. Nel 1876 un secondo decreto [Haitorei] ,proibì a tutti di portare la spada in pubblico, se non in cerimonie formali. L’imperatore erose il potere della casta dei Samurai sino alla sua abolizione, seguita da sanguinose rivolte. Per poter sopravvivere, i fabbri ed i commercianti di spade rivolsero la loro attenzione ad altre produzioni: generalmente si trattava di coltelli da cucina o strumenti per l’agricoltura. La restaurazione Meiji abolì il sistema feudale delle province, adottando il moderno sistema delle prefetture con un governo centrale. I Samurai perdettero così la loro fonte di sostentamento: molti vendettero la spada, ormai inutilizzata, per potersi sostenere economicamente. Il repentino incremento dell’offerta provocò un abbattimento generalizzato dei prezzi, sia di quelle nuove che di quelle antiche. Di conseguenza, fu in questo periodo ed in quelli immediatamente successivi (sino all’Era Showa) che nacquero le più grandi collezioni occidentali di spade giapponesi, montature, armature e oggetti tipici della dotazione di un Samurai. Oggi alcune sono state trasferite a musei. Indubbiamente, nell’intervallo di tempo che va dal periodo Haitorei all’inizio dell’Era Showa (1926), gli artigiani che producevano spade se la passarono proprio male. Fortunatamente però, alcuni preservarono la loro arte, ponendo le basi per una rinascita della spada giapponese, tornata ad essere il simbolo dello spirito del paese. Ancora una volta, è la richiesta di forniture militari (nell’Era Showa la spada viene data in dotazione agli ufficiali) che fa decollare la produzione, anche se materie prime inadeguate e lavorazione in serie talvolta penalizzano il risultato finale. Molti arsenali come quello di Seki (un centro della vecchia provincia di Mino) vengono a produrre lame di bassa qualità. Altre officine, come quella del sacrario di Yasukuni, continuano invece a produrre lame in modo tradizionale, con risultati eccellenti. Nascono intanto numerose associazioni, fondate da forgiatori e da militari per la produzione tradizionale di Nipponto.
Ere giapponesi in relazione alla classificazione per Periodi della spada
La storia giapponese è solitamente divisa in grandi intervalli di tempo chiamati età (preistorica, antica o classica, medioevale, moderna, contemporanea), che sono a loro volta divisi in intervalli più brevi (ma che durano pur sempre parecchi decenni o secoli), chiamati periodi. È consuetudine degli storici denominare i periodi in base alla sede del governo: così, ad esempio, il Periodo Heian ed il Periodo Edo sono rispettivamente i periodi in cui il governo era esercitato dalla corte imperiale di Heian (l’attuale città di Kyoto) e dal Bakufu di Edo (l’attuale Tokyo). Per evitare possibili incomprensioni, nel testo sono utilizzati i termini Era e Periodo al maiuscolo quando si riferiscono a tale classificazione temporale ed in riferimento alle epoche individuate in funzione della storia della spada. Nelle accezioni comuni il vocabolo è riportato in minuscolo. Tradizionalmente in Giappone gli anni vengono indicati non attraverso un’unica successione numerica ininterrotta ma (ricalcando il sistema cinese adottato in Giappone a partire dal Periodo Nara) attraverso una successione di Ere (generalmente della durata di pochi anni) ed un numero progressivo dell’anno all’interno di ciascuna Era (nengo). Questo sistema è ancora usato in Giappone. Nel Periodo Nambokucho vi furono due dinastie di imperatori denominate 南朝* dinastia del sud [Nancho] e 北朝** dinastia del nord [Hokucho].
Un’altra classificazione temporale seguono le spade in base alle caratteristiche determinate dalle modalità di produzione:
Jokoto - dal Periodo Yamato al Medio Periodo Heian;
Koto - dal medio Heian al 1596;
Shinto - dal 1596 al 1781;
Shinshinto - dal 1781 al 1876 (Haitorei);
Gendaito - dal 1876 ai giorni nostri.
I Periodi storici della spada giapponese
Jokoto - Periodo delle Spade Antiche
L’Era Jokoto arriva fino alla metà del Periodo Heian. Le spade erano generalmente prodotte da fabbri cinesi o coreani, ma si conservano anche alcuni esemplari prodotti dai primi fabbri giapponesi. Anche se d’acciaio, la tempra era prodotta in modo non perfettamente adeguato. Le spade erano per lo più del tipo diritto [Chokuto o Ken], prodotte nei centri di Yamato, Mutsu e San-in. Pur fabbricate in Giappone, erano generalmente semplici imitazioni di lame cinesi. Gli ufficiali di grado superiore portavano costose spade forgiate in Cina. Le spade di questo primo periodo, chiamate Jokoto, erano diritte (o quanto meno non avevano una curvatura determinata). Notizie sulla loro lunghezza si possono trovare nel Kojiki e nel Nihon Shoki, due importanti opere storiche che risalgono rispettivamente agli anni 710 e 720, e che comprendono riferimenti sparsi a spade di dieci, nove, otto “pugni”. Il pugno, definito come la distanza che può essere coperta da quattro dita, nei tempi antichi era usato come unità di misura: in pratica misurava da 9 a 10 cm. Perciò una lama di “dieci pugni” era lunga, approssimativamente, da 90 cm a un metro. L’utilizzo di speciali unità di misura solleva qualche perplessità in termini di dimensione e qualità di queste spade, tanto più che negli scavi dei tumuli sono stati portati alla luce non molti esemplari. Si sono invece rintracciate molte spade lunghe dai 60 ai 70 cm: potrebbe trattarsi di uno standard perchè, delle decine di spade dell’ottavo secolo che sono state ritrovate, solo una supera il metro di lunghezza. Le altre sono sotto i 90 cm. Sembra dunque ragionevole supporre che le stesse proporzioni siano state mantenute per tutte le spade prodotte a quel tempo. Queste spade diritte erano portate alla cintura ed usate a piedi; servivano sia come arma da punta che da taglio. Gradualmente, da questi primi esemplari prese forma la tipica spada del Samurai.
Koto - Periodo della Spada Vecchia
Dal 900 al 1596 - siamo nella seconda metà del Periodo Heian - con la disintegrazione della pacifica amministrazione civile sotto il clan Fujiwara, si impose la nuova classe dei Samurai. Il potere veniva ottenuto solamente attraverso aspre contese e battaglie. Le guerre per il potere si susseguivano senza tregua, e i Samurai combattevano a colpi di spada. I comandanti cominciarono ad utilizzare con molta frequenza, nei campi di battaglia, guerrieri a cavallo: proprio per questa ragione le spade si allungarono (fino a 110-120 centimetri e anche più) mantenendo un solo lato tagliente. Le armi principali impiegate allora erano archi e frecce, una specie di alabarda [Naginata] e, naturalmente, la spada che divenne l’arma di tutti i giorni, costantemente indossata. La spada diritta utilizzata prima di questo periodo, particolarmente efficace per i colpi di affondo, venne sostituita da una spada ad un tagliente con curvatura. La transizione dal vecchio stile diritto alla nuova spada “standard” per Samurai, tuttavia, richiese molto tempo. Sono poche le spade tuttora esistenti la cui costruzione viene fatta risalire al periodo di transizione. Temprando l’acciaio da minerale ferroso o sabbia ferrosa, pur impiegando attrezzature primitive gli spadai riuscirono a costruire spade quasi perfette. I più famosi compaiono nella storia del Giappone nel periodo compreso tra il ‘900 e il 1450. Nella maggior parte dei casi, la localizzazione dei fabbri era determinata da quattro fattori: la vicinanza ad un centro amministrativo (dove verosimilmente si concentrava una grande la richiesta di spade), la facilità di reperimento del minerale e del carbone usati per la forgia, l’accesso ad una grande quantità di buona acqua e, non ultimo, il clima mite. Le scuole di spadai affermatesi nelle cinque province - Yamashiro, Yamato, Bizen, Soshu e Mino - produssero approssimativamente l’80% di tutte le spade di questo periodo. Tutti insieme, questi fabbri erano conosciuti come Gokaden (le Cinque Scuole). Si crearono diversi rami per ciascuna scuola, ma ogni provincia sviluppò e mantenne i propri distinti e tradizionali metodi di fabbricazione. Anche se le lame di ciascuna scuola mostrano di possedere caratteristiche peculiari, alcune di esse nel tempo subirono delle trasformazioni.
Le cinque scuole del Periodo Koto
La Scuola Yamashiro
Kyoto, nella provincia di Yamashiro, fu la capitale del Giappone tra il 794 e il 1600. Inevitabilmente, durante questo lungo periodo, alcuni famosi gruppi di spadai eressero le loro fucine dentro e attorno alla capitale. Nel loro complesso erano conosciuti come la Scuola Yamashiro. Il gruppo più vecchio, e il primo a conquistare la fama, fu il gruppo Sanjo (o Sanjo Kokaji), fondato da Munechika. Attivi dal 987 al 1069, gli esponenti di questa Scuola produssero per lo più Tachi caratterizzate da una lama lunga circa 81 cm. La forma è stretta e si restringe ulteriormente verso la punta, che è piccola. Queste spade hanno una curvatura uniforme [toriizori] con fumbari, notevolmente più ampie alla base: una configurazione grazie alla quale il profilo della lama risulta elegante e di una certa valenza estetica. La zona shinogi è piuttosto ampia. La Hada a piccoli mokume, finemente forgiata, risulta quasi invisibile. Il colore della superficie è blu scuro, con una sfumatura di porpora sotto la superficie. Le linee di tempra sono suguha, diritte, con piccoli gradini di ashi; o suguha mescolato con disegno di piccoli choji. Ci sono molti sottili nie lungo e all’interno della linea di tempra. Sono presenti anche linee dorate di kinsuji, linee di lampi [inazuma] e brevi linee curve chiamate uchinoke. Vicino alla punta ci sono alcune doppie linee di tempra. Le linee di tempra del boshi sono grandi e rotonde, a forma di fiamma o caratterizzate da una linea deviata da nie priva di ritorno (o comunque molto breve). Le incisioni [horimono] sono per lo più bo-hi. Il codolo è lungo e curvo, con forma piuttosto spessa a coscia di fagiano [kijimomo gata]. La firma, per lo più, è formata da due o tre caratteri. Gli esponenti più rappresentativi di questa Scuola sono Munechika, Yoshiiye, Arikuni, Kanenaga e Kuninaga. Nel primo Periodo Kamakura divenne famoso il gruppo Awataguchi, che prosperò dal 1184 al 1330; quasi tutti i suoi componenti divennero maestri. Produssero Tachi e Tanto. La forma della lama del Tachi è simile a quella tipica Sanjo ma ha un aspetto più deciso e importante. I Tanto sono di solito lunghi 23 cm, diritti o a forma di germoglio di bambù, con un corpo piuttosto spesso, alti spigoli del dorso singoli o doppi. La Hada mokume, finemente forgiata, sembra nashiji (polpa di pera). Il colore della superficie è un limpido blu intenso con una sfumatura di porpora sotto la superficie. Ci sono molti cristalli di nie di superficie, che brillano con riflessi dorati quando osservati controluce. Ci sono anche yubashiri formati da nie oltre a disegni e linee di attività chikei. La superficie appare molto umida. Le linee di tempra sono suguha, suguha mescolato con piccoli choji, e disegno a piccoli choji tutti basati su nie. Alcune lame hanno una seconda linea di tempra. La superficie temprata è piuttosto stretta. Si notano attività come inazuma, kinsuji e altre. Le linee del boshi sono grandi/arrotondate, o piccole/arrotondate, o con disegni di fiamma nascosti da una copertura di nie. I nie nella punta sono vigorosi ma vagamente grossolani. Le incisioni horimono sulla Tachi sono per lo più scanalature. I Tanto presentano il disegno del Sacro Tong oppure scanalature brevi e regolari. La firma è generalmente di due caratteri. I fabbri più famosi del gruppo Awataguchi sono: Hisakuni, Kunitsuna, Norikuni, Kuniyoshi, Yoshimitsu. Si dice che il fondatore del gruppo Rai, Kuniyoshi, originario della Corea, avesse studiato la fabbricazione delle spade sotto Kuniaki, nella provincia di Yamato, per poi stabilirsi a Kyoto dove aveva fondato il gruppo. Altri studiosi tuttavia, sia antichi che recenti, osservando che non è mai stata trovata alcuna lama di Kuniyoshi, considerano vero fondatore del gruppo il figlio Kuniyuki. Questo gruppo, famoso quanto l’Awataguchi, prosperò a Kyoto per un centinaio d’anni - dal 1260 al 1362 - prima di scomparire. Il gruppo Rai si distinse nella produzione di Tachi, Tanto e di alcune Naginata. La forma della Tachi è simile a quella Awataguchi ma ha un aspetto più fiero. Le punte delle prime lame sono ikubi ovvero tozze, mentre quelle successive hanno punte piuttosto grandi. I Tanto sono di circa 23 cm e realizzati generalmente - ma non esclusivamente - a forma di germoglio di bambù, o di foglia di iris. La Hada a piccolo mokume ha molte sottili nie, segni di attività (chikei e yubashiri), pallide chiazze o fasce di nie. Dal punto di vista cromatico, il colore della superficie è un blu limpido con molta umidità. Molte lame esistenti sono tuttavia “stanche”: le troppe politure hanno fatto comparire il centro dell’acciaio. Le linee di tempra sono suguha di media ampiezza con alcune deviazioni, suguha con piccoli choji, irregolarità miste, grandi choji con alcuni disegni a forma di borsa. Compaiono anche altri motivi, tutti basati su nie con profondi nioi. Linee di kinsuji e inazuma compaiono lungo l’hamon e al suo interno. Le linee del boshi sono piccole/arrotondate, con breve o nessun ritorno, oppure a forma di fiamma. Le incisioni horimono sono scanalature regolari e doppie [futatsu hi, soete hi], scanalature sulle Tachi, il Sacro Tong e le spade Ken; scanalature compaiono sui Tanto. La firma sul codolo è di 2 o 3 caratteri, con alcune firme più lunghe. I fabbri ben conosciuti sono Kuniyuki, Kunitoshi, Rai Kunitoshi, Rai Kunimitsu, Rai Kunitsugu, Mitsukane. Ci sono molte scuole che si rifanno al gruppo Rai: Ryoukai, Nobukuni, Enju di Higo, Chiyozuru di Echizen e Nakajima Rai di Settsu.
La scuola Yamato
Nara, nella provincia di Yamato, fu la capitale del Giappone dal lontano 710 fino al 794, anno in cui il Palazzo Imperiale fu spostato a Kyoto (Heian), nella provincia di Yamashiro. E’ probabile che in quegli anni la fabbricazione di spade fosse già attiva a Yamato. Si dice che Amakuni sia stato il padre di tutti gli spadai del Giappone, e che sia stato il primo a mettere la propria firma sulle lame prodotte. Kogarasumaru, la famosa spada del clan Taira, sembra fosse stata una sua realizzazione. Alcuni testi riportano i nomi di Amakura, Fujito, Amafuji e altri, ma non si sa se alcuna delle loro lame sia giunta fino ai giorni nostri. Forgiavano Tachi, Katana, Tanto, alcune Naginata e Yari. La Tachi dei primi tempi aveva una forma dignitosa - come le lame Yamashiro dello stesso periodo - ma con un aspetto leggermente più solido. La forma della Katana era caratterizzata da una curva uniforme [torisori] poco pronunciata, una linea di spigolo shinogi alta, un’ampia superficie di shinogi, un alto spigolo del dorso. Nella maggior parte dei casi, i Tanto avevano dorso diritto o curvo verso il tagliente. L’Hada è masame, mokume, itame mescolato con masame. Le linee di tempra sono suguha e komidare, entrambi formati di nie. Si trovano linee secondarie brevi e curve all’interno e lungo la linea principale. Quelle delle lame più tarde evidenziano un ampio suguha basato su nioi, gunome e una mescolanza di grandi e piccole irregolarità – o midare e komidare. Le linee del boshi sono per lo più senza ritorno, alcune a forma di fiamma. Hanno una linea irregolare con breve ritorno e punta a tempra totale con profondo ritorno. Le incisioni horimono sono piuttosto rare sulle lame lunghe, ad eccezione delle scanalature. Ve ne sono di alcuni tipi su lame di Tanto ma si vedono raramente Draghi Kurikara o Ken con impugnatura, se non aggiunte successivamente. Differenze notevoli nei yasurime, takanoha (piume di falco) e higaki (doppie linee trasversali) tra gli altri tipi.
Il gruppo Senjuin fu fondato da Yukinobu all’incirca nell’anno 1135, durante il Periodo Heian; ne è documentata l’attività fino al 1400 circa. Nei primi tempi, le lame fabbricate dai fabbri di questo gruppo richiamavano le caratteristiche della Scuola Yamato: forma della Tachi dignitosa, Hada masame a grana finemente forgiata, a nodi mokume mescolati a masame, densamente coperta con sottili nie di superficie. Le linee di tempra sono suguha basate su nie con striature e, qua e là, piccoli disegni irregolari. Le lame di questo gruppo mostrano l’acciaio più finemente forgiato; ben conosciuti i fabbri Shigehiro, Yukiyoshi, Rikio e Kuniyoshi. Il gruppo Taima forniva gli spadai per i preti guerrieri [yamabushi] del tempio Taima nella provincia di Yamato. Taima Kuniyuki, di cui si hanno notizie nel 1290, fu il più famoso. La forma della Tachi è gradevole e dignitosa; a prima vista, presenta un aspetto più solido rispetto alle lame Yamashiro dello stesso periodo. Itame e masame - mescolati e forgiati molto finemente - sembrano quasi sottile nashiji (una tessitura che richiama la polpa di pera). Le linee di tempra sono suguha diritto con striature e linee secondarie. Lungo la linea, si notano densi e grossolani nie. La linea del boshi per lo più non ha ritorno. La maggior parte delle lame non ha firma. Sono rare quelle tuttora esistenti. Il Gruppo Shikkake - attivo fino al 1400 circa - fu fondato da Norihiro già nel 1250. Non essendo però state trovate lame di questo primo periodo, si ritiene che il vero fondatore sia stato Norinaga nel 1325. La forma della Tachi mostrava un aspetto dignitoso con un corpo della superficie più pieno, un’alta linea di shinogi e un corpo spesso con dorso sottile. La tessitura veniva finemente forgiata a piccoli nodi mokume con masame vicino alla linea di tempra. Le linee di tempra erano costituite da un suguha diritto di media ampiezza, basato su nie con piccole irregolarità e piccoli disegni gunome. Le linee del boshi erano piccole arrotondate (nessun ritorno) o segni di spazzola [hakike] con breve ritorno. La maggior parte delle lame di Tachi esistenti evidenziano un intervento di accorciamento: dunque le firme, se c’erano, si trovano proprio all’estremità del codolo. I fabbri più popolari del gruppo Shikkake furono Norizane, Norinari e quattro generazioni di Norinaga. Il gruppo Hosho, composto da un numero limitato di membri, venne fondato da Kunimitsu verso il 1260, ma le lame più antiche oggi esistenti furono forgiate da Sadamune, Sadayoshi, Sadazane e Sadakiyo. La forma della Tachi mostrava una curvatura poco profonda, un ampio corpo piatto e, spesso, un’alta linea di shinogi, con spigolo del dorso spesso o doppio spigolo. Hada diritta di vero masame (fluente come l’acqua di un torrente). Su alcune lame forgiate rozzamente, tuttavia, compare una serie di linee, come di crepe. Altre caratteristiche: Suguha per lo più basato su nie con minuscole linee secondarie che somigliano alla forma di una falce di luna, o diritto mescolato con piccole irregolarità. La linea del boshi non ha ritorno. Per lo più, come detto, si tratta di lame accorciate sulle quali la firma è andata perduta. Il gruppo Tegai ebbe origine nel 1280, con Kanenaga. Fu il più numeroso nella provincia di Yamato e prosperò ben oltre il tardo Periodo Muromachi, intorno al 1550. Le lame di Tachi del primo periodo avevano una forma dignitosa con koshizori (la curva cioè comincia vicino al forte), alta linea di shinogi, superficie di shinogi piuttosto ampia, dorso sottile con spigolo alto; la curvatura delle lame successive era meno profonda. Hada era invece mokume a piccoli nodi, mescolato a masame diritto e con densi nie di superficie molto brillanti. Analizzando la struttura, l’hamon completava autorevolmente il quadro: per lo più suguha con linee secondarie doppie a forma di una falce di luna. Si notavano alcuni lucenti lampi [inazuma] e linee dorate di kinsuji all’interno e lungo il bordo. Le linee del boshi per lo più non avevano ritorno; alcuni erano a forma di fiamma, altri con un ritorno orizzontale somigliante al carattere ichi. Le lame di Tachi vennero dunque accorciate; la firma, se presente, si trovava all’estremità. I fabbri più rappresentativi furono Kaneuji, Kanekiyo, Kaneyoshi, Kanetoshi e tre generazioni di Kanenaga. Il gruppo Kanabo viene attualmente considerato l’ultimo in ordine di tempo dell’Era Koto; attivo fin dal tardo Periodo Muromachi, continuò ad operare fino alla fine del Koto. Anche se rinomate per il tagliente straordinariamente affilato (e per una spada non è poco...), le lame di questo gruppo venivano considerate di qualità inferiore rispetto alla media. La Katana aveva curvatura poco profonda, corpo spesso, linea di shinogi bassa e corpo così grasso da apparire smussato. La tessitura di superficie era mokume a piccoli nodi. Le linee di tempra erano suguha basato su nioi, piccole irregolarità, misto di irregolarità grandi e piccole, gunome appuntito. Le linee del boshi erano basse con ritorno profondo (alcune a tempra totale). Codolo è piuttosto corto, firme estese. I fabbri più rappresentativi di questo gruppo sono considerati Masazane, Masashige, Masakiyo e Masatsugu. Si ritiene che alcuni spadai della provincia di Yamato si siano spostati e abbiano fondato dei propri gruppi in altre province: Uda in Etchu, Naminohira in Satsuma, Mihara in Bingo, Irika in Kii, Naoe Shizu, Zenjo, Akasaka e altri in Mino. I più famosi fabbri Shinto che hanno seguito i metodi della Scuola Yamato furono: Yamashiro Daijo Kumikane di Sendai, Nanki Shigekuni di Kii; Sagami-no-kami Masatsune di Owari, e Mutsu-no-kami Kaneyasu di Settsu. Malgrado il grande numero di spade del periodo Sengoku tuttora conservate, sono solo poche quelle che possono essere considerate eccellenti, anche se a metà del XVI secolo il merito degli spadai fu riconosciuto ufficialmente dall’Imperatore, che ad alcuni fabbri concesse titoli nobiliari. Di solito, in questi casi il nome della provincia e il titolo venivano posti davanti al primo nome del fabbro. I titoli più frequentemente concessi furono Suke, Jo, Daijo e Kami. Fin dall’epoca delle Dinastie del Nord e del Sud, l’influenza delle tecniche della Scuola Soshu si diffuse in tutto il paese e più tardi, al tempo Oei (verosimilmente nell’anno 1395), lo stesso accadde con i metodi della scuola Bizen. Di conseguenza, molti fabbri della Scuola Yamashiro incorporarono entrambi i metodi per la fabbricazione delle lame, che gradualmente soppiantarono le caratteristiche tipiche Yamashiro. Tutte le scuole Yamashiro, così come le altre scuole di spadai di Kyoto, fuggirono in altre province durante la guerra civile Onin che, cominciata nel 1467, ridusse Kyoto e dintorni ad un cumulo di macerie.
La scuola Bizen
Le lame Bizen del periodo che va dal 1000 al 1180 sono conosciute come Ko-Bizen (Vecchie Bizen). Si tratta esclusivamente di Tachi lunghe circa 84 cm. La forma è piuttosto stretta e rastremata verso la punta. Spessore medio, koshizori profondo (ovvero la curvatura parte 10 o 13 cm sopra il gradino della base [machi] ma si raddrizza negli ultimi 30 cm prima della punta), spigolo del dorso basso, kissaki piccolo: complessivamente, un aspetto elegante e dignitoso. Le lame - la cui forma somiglia a quella delle Yamashiro dello stesso periodo - sono ben temprate; hanno hada a nodi mokume finemente forgiata, con piccoli dense nie in tutta la superficie. Il colore della superficie è blu chiaro, molto bello a vedersi. Ad una prima occhiata l’hamon ko-midare appare quasi diritto, con piccoli choji mescolati alla linea diritta. Entrambe le linee sono formate da nie, con molti diversi segni di attività - inclusi ashi, minuscoli tobiyaki, sunagashi - nella zona del bordo. La linea di tempra del boshi è diritta con un piccolo ritorno [kaeri] rotondo. Le incisioni Horimono sono per lo più scanalature [bo-hi]. Il codolo è lungo e curvo. Alcuni sono kijimomo (forma a coscia di fagiano). Per lo più, la firma è costituita da 2 o 3 caratteri. I fabbri di questa Scuola passati alla storia sono Tomonari, Masatsune, Kanehira e Nobufusa. Dopo il Ko-Bizen, nell’Era Genryaku (1184) si conquistò una certa fama il gruppo Fukuoka Ichimonji, attivo per un secolo, fino al tardo Periodo Kamakura. La lunghezza della Tachi è circa la stessa del Ko-Bizen: 84 cm. L’ampiezza della lama aumenta leggermente ed è sostanzialmente uguale dalla base fino alla punta; resta praticamente inalterata anche la curvatura che però, avendo una superficie più ampia, appare più solida e forte. La punta è di robustezza media. Hada Mokume e Itame mettono in evidenza una superficie finemente forgiata, dove compaiono riflessi Utsuri. Il colore dell’acciaio è blu, con un originale effetto di soffice consistenza. La linea di tempra è choji grande con formazione di nioi: somiglia a boccioli di ciliegio, con presenza di linee kinsuji e inazuma nella zona del bordo. Il boshi è irregolare con breve o nessun ritorno. Le incisioni sono per lo più scanalature (bo-hi) con parte finale quadrata [kaku-dome] o che si dissolvono nel codolo [kaki-nagashi]. La forma del codolo è simile a quella del Ko-Bizen. La firma è col carattere cinese “1”, chiamato Ichi, vicino al forte; oppure Ichi e firma con due caratteri. I fabbri più rinomati furono Norimune, Sukemune e Yoshifusa. Il gruppo Yoshioka Ichimonji era legato in qualche modo al gruppo Fukuoka Ichimonji, con il quale aveva vincoli di parentela il fondatore, Sukeyoshi. Si hanno notizie della sua attività dal 1288 al 1346, nella città di Yoshioka. La forma della Tachi somiglia a quella caratteristica di Fukuoka Ichimonji, ma con una curvatura meno profonda che continua fino alla punta. La linea di tempra è grande choji, formato da nioi mescolato con midare, e a forma di gradini inclinati verso l’alto. La linea del boshi è irregolare, con ritorno breve. Le incisioni sono per lo più scanalature [bo-hi]. La firma è costituita da un Ichi vicino al forte, con sotto una firma lunga. Alcuni esemplari portano anche la data di fabbricazione. I fabbri passati alla storia sono Sukeyoshi, Sukemitsu, Sukeshige. Il gruppo Shochu Ichimonji cominciò la sua produzione nel 1324 (Era Shochu) e anch’esso si firmò Ichi, da qui il nome. La lama è ampia e sottile, con una curvatura poco accennata ed una punta media allungata. La Hada è costituita da un grande mokume con itame facilmente visibile; in alternativa, presenta una superficie tessuta meno finemente. Le linee di tempra sono piccoli choji oppure suguha mescolate con piccoli choji. La linea del boshi è ko-midare. Come detto, la firma è un Ichi seguito da una firma di diversi caratteri. I più famosi esponenti di questo gruppo furono Yoshiuji e Yoshimori. Il gruppo Osafune fu il più famoso nella provincia di Bizen e anche quello che operò per più tempo: dal 1238 al 1575. Se ne conservano moltissimi esemplari, in misura maggiore di qualunque altro gruppo. Un primo gruppo Osafune, che durò dal 1238 al 1335, specializzato in Tachi, Kodachi e Tanto, produsse anche qualche Naginata. Le Tachi venivano realizzate secondo due stili differenti: uno ampio e solido, con punta robusta, l’altro caratterizzato da una lama più stretta che va restringendosi ulteriormente, per terminare con una punta piccola. Entrambi gli stili hanno una curvatura dignitosa. Il Tanto, con dorso diritto, misura circa 23 cm. L’Hada è molto ben forgiata, con piccolo mokume o grande e piccolo mescolati insieme. Il colore è blu, con molta umidità. Sulla superficie ci sono riflessi di utsuri di grande valenza estetica. Le linee di tempra sono choji (grandi e piccoli), komidare e gunome. Le linee del boshi sono irregolari e leggermente ondulate; alcune con piccole punte rotonde, altre più appuntite. Gli horimono sono costituiti generalmente da scanalature, doppie scanalature, draghi kurikara, Bonji, etc. Le firme sono per lo più estese, e vi è riportata una data. A conquistare la fama furono Mitsutada, Nagamitsu, Kagemitsu e Kagehide. Il tardo Periodo Kamakura decretò il successo della Scuola Soshu, che arrivò ad estendere la propria influenza su tutto il Giappone; la provincia di Bizen non fece eccezione, e molti fabbri Osafune cominciarono a costruire lame nella maniera Soshu. Gli autori di questa “contaminazione” furono chiamati Soden Bizen, e lavorarono dal 1335 al 1390 producendo Tachi, Tanto e alcune Naginata. La forma della Tachi è ampia, con un corpo sottile, punta grande e curvatura poco accentuata. La lunghezza della Tachi, durante il periodo delle Dinastie del Nord e del Sud, aumentò considerevolmente: si arrivò a produrre esemplari di 122 cm e oltre. Nella maggior parte dei casi, le lame di questo tipo giunte fino a noi sono state accorciate. In termini di tessitura, queste spade si presentano ben forgiate a nodi mokume e legno itame; l’aspetto è definibile nebbioso e soffice. Le linee di tempra sono notare o ondulate miste a gunome come midare, o gunome inclinato con grandi disegni irregolari. La linea del boshi è irregolare, su kissaki appuntito e breve ritorno [kaeri]. Sono presenti molti e diversi tipi di scanalature e horimono, firme estese e date di fabbricazione. Fabbri più che abili si rivelarono Kanemitsu, Chogi e Motoshige. La disputa tra le Dinastie del Nord e del Sud ebbe termine nel 1392. Fu costituito lo shogunato Muromachi e il popolo giapponese dal 1394 poté godere finalmente di un periodo di pace: l’Era Oei. In questa nuova situazione di non belligeranza, la forma della spada cambiò in modo considerevole: si manifestò una decisa tendenza ad un ritorno delle caratteristiche tipiche dell’epoca Kamakura. Di queste lame, chiamate Oei Bizen, furono prodotte Katana, Wakizashi con spigolo shinogi, Wakizashi corti e lisci senza shinogi, Naginata e alcune Tachi. La forma della Katana è di ampiezza media, gradevolmente rastremata verso la punta; lo spessore è moderato, con punta da piccola a media e koshizori. Le lunghezze vanno da 63 a 76 cm. Il Wakizashi con shinogi ha la stessa forma della Katana ma è più corto: approssimativamente da 48 a 51 cm. Quello hira-zukuri è ampio, di medio spessore e con dorso diritto; la lunghezza è di circa 36 cm. L’Hada è ben forgiata, con mokume da medio a grande generalmente caratterizzato da diritti riflessi utsuri. Le linee di tempra [hamon] sono gunome mescolato con choji oppure linea diritta mescolata con komidare a piccole onde. La linea del boshi è irregolare; punta acuminata e breve ritorno. Accanto a firme estese e date di fabbricazione, compaiono molti tipi di incisioni, specialmente sul Wakizashi hira-zukuri. Le scanalature finiscono arrotondate alla base, oppure rastremate. Il codolo è notevolmente corto, con un’ampia estremità. I fabbri più importanti furono Yasumitsu, Morimitsu, Moromitsu, Norimitsu, Tsuneiye e Iyesuke. Nella tarda Era Muromachi delle guerre civili e fino al termine del Periodo Koto - un arco di tempo che va dal 1466 al 1590 - vi fu un’intensa produzione di lame chiamate Sue Bizen (tardo Bizen). Si trattava essenzialmente di Katana, Wakizashi con shinogi, Tanto e Tanto a doppio filo. La forma della Katana richiama lo stile Oei Bizen, differenziandosi però in ragione di una curvatura meno profonda (nelle ultime lame) e di corpo più spesso. La lunghezza della lama si consolidò sui 72 cm, anche se le prime lame oscillavano dai 60 ai 66 cm. Al contrario, il Tanto misurava meno dei tradizionali 23 cm, mentre quello a doppio filo era di circa 18 cm. La Hada è a piccolo mokume finemente forgiato, che mostra pochi o nessun riflesso di superficie. Le linee di tempra sono doppio gunome midare (ovvero caratterizzate da una linea di grande gunome le cui punte sono ornate da un piccolo disegno irregolare) o ad ampie onde, tempra totale e altro. Le linee del boshi sono irregolari, con un piccolo arrotondamento e l’intera punta temprata [ichimai boshi]. Molti tipi di incisioni risultano profondi e finemente dettagliati. I codoli di Katana sono corti dal 1460 al 1530, successivamente si allungano. I Tanto hanno invece codoli lunghi. Le firme sono lunghe, con data. Fabbri ben conosciuti furono Sukesada, Katsumitsu, Munemitsu, Tadamitsu, Kiyomitsu. Da rilevare che le spade di questi hanno una caratteristica comune: la lama con suguha (linee di tempra diritte). Nell’estate del 1590, la grande inondazione del fiume Yoshii spazzò via i centri spadai di Osafune, Yoshii e Hatakeda ponendo così fine ai grandi gruppi Bizen. Si salvò un fabbro di nome Toshiro Sukesada, discendente di quarta generazione del grande Yosazaemon no Jo Sukesada. Secondo altri testi, altri fabbri scamparono all’inondazione e continuarono a costruire spade nel Periodo Shinto, ma la notizia è controversa. Sukesada ebbe quattro figli: Hichibe, Goro, Genzaemonjo e Sozaemonjo, che fecero del loro meglio per riportare la Scuola Bizen all’antica fama. In effetti, i loro discendenti godettero di un certo successo nel Periodo Shinshinto. Tra i molti Sukesada - come si firmava la maggior parte di essi - a conquistare la miglior fama in assoluto fu il figlio di Hichibe, Heibe, che in seguito si firmò Yokoyama Kozuke Daijo Fujiwara Sukesada. Viene tuttora accreditato come il vero rappresentante della lunga linea dei fabbri Sukesada, e produsse per lo più Katana e Wakizashi. Le forme sono simili a quelle del tardo Periodo Koto, con dorso spesso e curvatura poco profonda. La Hada è a piccolo mokume o itame mescolati. Il colore della superficie è blu, anche se alcune lame hanno un aspetto blu-biancastro. Basate su nioi, le linee di tempra sono suguha o diritte, o con il tipico gunome-choji irregolare del disegno tardo Koto Bizen. La linea del boshi è diritta con piccolo ritorno rotondo quando tutta la linea di tempra è diritta; è invece piccola e irregolare quando la linea gunome-choji è irregolare. Le incisioni sono per lo più bo-hi con o senza strette linee secondarie [soete-hi]. Le firme sono per lo più estese, e con data. Durante il Periodo Shinshinto alcuni fabbri della linea Sukesada usarono nomi diversi come Sukenada, Sukehira o Sukekane.
La scuola Soshu (Sagami)
A metà del Periodo Kamakura, all’incirca nel 1250, due spadai - Awataguchi Kunitsuna di Yamashiro e Saburo Kunimune della provincia di Bizen - si stabilirono nella provincia di Sagami su richiesta del quinto Reggente, Hojo Tokiyori. Su richiesta del sesto Reggente, Hojo Tokimune, anche Ichimonji Sukesane di Bizen si trasferì a Soshu. Questi tre maestri iniziarono la loro attività senza un particolare apporto creativo: la maggior parte delle loro lame era costruita secondo le più consolidate tecniche Yamashiro e Bizen. Anche la generazione successiva - i testi riportano il nome di Shintogi Kunimitsu, figlio di Kunitsuna - si ispirò prevalentemente alla scuola Yamashiro. Le caratteristiche della scuola Soshu cominciarono dunque ad affermarsi su alcune lame di Yukimitsu, allievo di Shintogi Kunimitsu. Si possono osservare un corpo della lama più ampio, la punta più grande, la superficie di nie più brillante e una linea di tempra di nie più grossolana. Il grande Masamune, considerato il vero creatore del metodo della scuola Soshu, era figlio di Yukimitsu. Fu lui a codificare le prime caratteristiche della scuola Soshu: il corpo della spada ampio e sottile con curvatura poco profonda, generalmente con un doppio spigolo del dorso, una spessa superficie di nie molto brillanti, numerose linee di chikei sulla superficie, hamon notare, lucenti lampi [inazuma] e sottili linee dorate di kinsuji, mezza luna, gemma, ventaglio e altri motivi dentro e fuori le linee di tempra. Masamune cominciò anche a costruire Tanto curvi e allungati. Le tecniche della Scuola Soshu furono definitivamente consolidate solo in tempi successivi, grazie all’abilità di Hiromitsu e Akihiro. La forma di Tachi e Tanto è, in entrambi i casi, ampia con corpo sottile; la curvatura uniforme [tori-sori]. La maggior parte riporta un doppio spigolo sul dorso e qualche singolo spigolo alto. Più si risale ai primi tempi della produzione, più ampio è il doppio spigolo. Il colore della superficie è blu intenso. La Hada è caratterizzata da un itame piccolo o grande, in ogni caso difficile a vedersi; dense nie di superficie con molta lucentezza; disegni a chiazze di un bianco pallido [yubashiri], che appaiono piuttosto arrotondati. L’hamon è grande e irregolare, con notare ondulato mescolato a irregolare, a tempra completa. Appaiono sporadici disegni di tempra, inclusi gemme, mezze lune, ventagli e altre forme con linee di kinsuji e inazuma. Le linee di tempra delle prime lame sono basate su nie; quelle successive sono invece caratterizzate da nioi. Le linee del boshi sono irregolari, coperte da una varietà di disegni di nie con kaeri modesto, ma profondo. Nessun ritorno, disegno di fiamma [kaen] e punta completamente temprata. I codoli delle lame di Masamune, Sadamune e Yukimitsu sono ampi nella parte superiore e stretti alla base; il corpo è piatto, con una base a forma di Ken. I codoli di Hiromitsu a Akihiro sono invece a pancia di pesce [tanagobara-gata] con base a castagna [kurijiri]. I yasurime sono orizzontali o obliqui. I dettami e le tecniche della Scuola Soshu ebbero tanto successo che molti maestri spadai di diverse scuole e province, anche affermati, si recarono da Masamune per progredire in tecnica e abilità. Il metodo Soshu si diffuse in tutto il paese, consolidando la propria fortuna per l’intero Periodo Koto e fino ai tempi Shinto e Shinshinto. Le figure più rappresentative di questa scuola furono, in un primo periodo, Shintogo Kunimitsu, Yukimitsu, Goro Nyudo Masamune, Sadamune, Hiromitsu e Akihiro, considerati i grandi maestri nella scuola Soshu. Nei tempi mediani, furono Masahiro e Hiromasa a godere di grande rispetto mentre del periodo tardo abbiamo i nomi di Tsunahiro, Sukehiro, Fusamune e Yasukuni. I fabbri di altre province che studiarono e costruirono le loro lame in stile Soshu, furono diversi: Yoshihiro e Norishige di Etchu, Rai Kunitsugu e Hasebe Kunishige di Yamashiro, Kanemitsu e Chogi di Bizen, Naotsuna di Iwami, Sa di Chikuzen, Kaneuji e Kinju di Mino. Nobukuni di Yamashiro, Motoshige di Bizen e Hojoji Kunimitsu di Tajima erano annoverati come i tre allievi di Sadamune. L’influenza della scuola Soshu, in ogni caso, si manifestò anche nella produzione di altri fabbri. Nel Periodo Koto si annoverano le linee successive dei dieci allievi di Masamune e dei tre allievi di Sadamune, Daruma Masamune, Heianjo Nagayoshi di Yamashiro, Shimada Yoshisuke e il suo gruppo di Suruga, Sengo Muramasa di Ise, Fuyuhiro di Wakasa, Kanesada di Mino, Hiroyoshi di Hoki e altri. Nel Periodo Shinto troviamo tra gli altri il gruppo Horikawa Kunihiro di Yamashiro, Yasutsugu e Hankei di Musashi, Kanewaka di Kaga, Mizuta Kunishige di Bitchu, il gruppo Izunokami Ujifusa di Satsuma. Il Periodo Shishinto documenta invece l’attività di Taikei Naotane, Suishinshi Masahide, Hosokawa Masayoshi, Minamoto no Kiyomaro di Musashi, Oku Motohira e Hoki no kami Masayoshi di Satsuma.
La scuola Mino
Fin dai periodi Heian e Kamakura - ovvero nell’arco di tempo che va dal 1150 al 1288 - nella provincia di Mino erano attivi parecchi spadai che lavoravano per il clan Minamoto. Dal tardo Periodo Kamakura al Muromachi (XIV secolo) molti fabbri si trasferirono a Mino da altre province, principalmente da Yamato. I loro discendenti formarono gruppi diversi, e prosperarono a tal punto che, durante il periodo della guerra civile, c’erano almeno un migliaio di spadai a Mino. La produzione di quel periodo viene catalogata in base a caratteristiche piuttosto consolidate. Katana e Wakizashi hanno forme di media ampiezza e punta, spessore medio, spigolo del dorso basso e curvatura poco accentuata. La forma dei Tanto è per lo più piatta; circa 23 cm di lunghezza e dorso diritto. Alcuni sono più lunghi e leggermente curvi: sostanzialmente richiamano quelli della tarda scuola Soshu. La tessitura [Hada] di superficie è una mescolanza diritta di nodi di mokume e masame, con più masame verso il dorso. L’acciaio di superficie appare biancastro su di una sottosuperficie scura che dà una sensazione di durezza. Le linee di tempra [hamon] sono a suguha diritto, choji mescolato con gunome irregolare, sanbonsugi (tre alberi di cedro), gunome e altre configurazioni, tutti basati per lo più su nioi; ondulato grande, irregolare misto, irregolare fatto di nie. I Tanto con dorso diritto hanno suguha stretto o ondulato irregolare; quelli con dorso curvo lo hanno ondulato irregolare, con macchie temprate di tobiyaki sulla superficie. Oppure sono a tempra totale. Le linee del boshi (hamon nella zona della punta), sono per la maggior parte irregolari senza ritorno, grandi e arrotondate, piccole e arrotondate, a forma di testa di jizo. Le incisioni horimono sono rare. Fanno eccezione le scanalature [bo-hi], presenti anche sui Tanto. La forma del codolo è gradevolmente rastremata in basso fino all’estremità, che è per lo più kurijiri (a forma di castagna). Si possono vedere vari segni di lima [yasurime]: higaki, linee trasversali oblique, piume di uccello, oblique sulla superficie orizzontale sullo shinogi. Shizu Saburo Kaneuji - uno dei dieci allievi del grande Masamune e il più noto fabbro di Mino - si spostò a Yamato da Tegai e si stabilì ai piedi del monte Shizu nel tardo Periodo Kamakura (1320 circa). Ci sono parecchie sue lame - Tachi e Tanto - classificate Meibutsu (degne di particolare nota). La forma della Tachi è piuttosto ampia per tutta la lunghezza, con una curvatura moderata che esprime coraggio e dignità. Ci sono invece due forme di Tanto, di lunghezza standard, oppure corti. Entrambi mostrano dorso diritto, Hada ben forgiata con sottile tessitura a piccoli nodi e diritta [masame] nella quale compaiono - oltre ad una brillante superficie di nie - segni di attività: linee di chikei e yubashiri, o motivi come chiazze di nuvole. Il colore di superficie è blu. Le linee di tempra sono tutte basate su nie grande e irregolare, grande gunome (ondulato irregolare) e suguha (dritto) di ampiezza media. Sul bordo temprato del tagliente ci sono segni di attività: linee dorate sottili come capelli e lampi luminosi [inazuma]. La linea del boshi è irregolare, con breve o nessun ritorno. Le incisioni sono per lo più bo-hi. La maggior parte delle lame tuttora conservate è stata accorciata, perdendo il codolo originale. Se ci sono firme, sono per lo più con due caratteri. I discendenti e gli allievi di Shizu Saburo Kaneuji si spostarono nella città di Naoe, sul fiume Makita, dando origine al gruppo Naoe Shizu. Continuarono a fabbricare lame con le caratteristiche apprese dal maestro, soltanto un po’ più ampie, meno sottili e meno curve nel corpo della Tachi. Anche in questo caso la maggior parte delle lame lunghe è stata accorciata, perdendo quindi il codolo originale; talvolta resta una firma di due caratteri. I Tanto di questa produzione hanno il corpo allungato sia in presenza di curvatura sia con dorso diritto. I fabbri Naoe Shizu rappresentativi furono Kanemoto, Kanetoshi, Kanenobu, Kanehisa e parecchie generazioni di Kaneuji. Più o meno nella stessa epoca di Kaneuji, arrivò a Mino dalla provincia di Echizen un altro allievo di Masamune: Kinju. Le sue lame, oggi piuttosto rare, sono simili a quelle di Kaneuji ma con aspetto più gentile. Kaneyoshi, del gruppo Yamato Tegai, si stabilì a Mino; la sua attività è documentata attorno al 1400. Il suo nome da prete era Zenjo e il suo gruppo prese quindi il nome di Gruppo Zenjo. La forma della Katana è caratteristicamente di corpo stretto, linea dello spigolo di shinogi alta, dorso piuttosto sottile, una gradevole curvatura moderata. Il Tanto ha invece lunghezza normale con una leggera curvatura verso il bordo tagliente, definita takenokozori. L’Hada è una mescolanza di itame e masame, che si mostra più diritta nel centro della superficie. Il colore di superficie è blu scuro, con riflessi biancastri che compaiono lungo la linea dello shinogi. La linea di tempra è suguha basata su nioi, con minuscoli nie tutt’attorno alla linea; sono spesso presenti piccoli disegni di irregolarità in alcuni punti. Il boshi è grande, notevolmente arrotondato con breve ritorno [kaeri]. Le incisioni sono rare sulle sue lame. Gli yasurime sono per lo più a forma di piume [takanoha]. La firma, nella maggior parte dei casi, è di due caratteri. I fabbri di cui abbiamo notizia sono Kanemitsu, Kaneshige e tre generazioni di Kaneyoshi. Durante la guerra del 1467 - che devastò Kyoto per undici anni e alla fine si tramutò in guerra civile - un gran numero di spadai si radunò a Seki, una città situata sulla strada principale che collegava il Giappone nord-orientale con Kyoto, formando un grande centro di forgiatura per la produzione di massa di spade da combattimento: una specie di distretto industriale per coprire le richieste della guerra. Tra questi fabbri due, conosciuti come Kanesada e Kanemoto, furono particolarmente attivi attorno al 1500. Assieme a Yosazaomon Sukesada di Bizen, divennero famosi come i migliori maestri di tutto il Tardo Periodo Koto. Lame del secondo Kanesada e del secondo Kanemoto furono selezionate come Supremo Tagliente da Yamada Asaemon Yoshimitsu, collaudatore ufficiale dello shogunato nel 1818 Le lame di Kanesada avevano caratteristiche precise. La Katana è piuttosto corta (circa 61 cm) con shinogi alto, mune sottile, curvatura media ben bilanciata: un’arma facilissima da maneggiare. Il Tanto è piuttosto corto, con tekenokozori leggermente ricurvo. Sottile l’Hada a piccoli nodi, ben forgiata, mescolata a grana diritta. Il colore di superficie è un bluastro chiaro (decisamente diverso dal blu scuro della maggior parte delle lame Mino). L’hamon riporta molti diversi disegni: grandi e irregolari basati su nie, grandi choji che somigliano a quelli di Bizen Ichimonji, a coda di colomba, ondulato irregolare grande, piccoli motivi arrotondati e a forma di testa di prete [jizo]. Il kaeri su alcune linee del boshi è irregolare. Bo-hi o altre incisioni compaiono raramente su queste lame. La forma del codolo è molto buona, sia con takanoha che con segni di lima obliqui. Di solito compare una firma estesa, ma occasionalmente è formata da due caratteri. Da segnalare che sia il primo che il secondo Kanesada hanno ricevuto il titolo di Kami (Signore), cosa piuttosto insolita in epoca Koto. Magoroku Kanemoto era famoso come Seki-no-Magoroku Sanbonsugi (Magoroku di Seki dei Tre Cedri). E’ significativo della sua abilità il fatto che Magoroku divenne poi un nome comune delle generazioni di Kanemoto. La forma delle Katana e dei Tanto (rari, per la verità) è simile a quella di Kanesada. L’Hada è a piccoli nodi finemente forgiati, con itame più grande qua e là sulla superficie e masame che compare, ben definito, sullo shinogi. Le linee di tempra - diritte, medie e con il famoso sanbonsugi (tre alberi di cedro) - diventarono un marchio distintivo. La linea del boshi era a forma di testa ma le successive generazioni lo trasformarono in rotondo e piccolo [o-maru]. Le incisioni sono molto rare; la maggior parte delle firme è di due caratteri. Gli yasurime sono per lo più takanoha e higaki. Del gruppo Seki, sono rinomate intere generazioni di fabbri: quelle di Kanesada, Kanemoto, Kanetsune, Kanenori, Kanekuni, Kanefusa. Quando la guerra civile ebbe termine e Tokugawa Ieyasu arrivò a governare il Giappone, la maggior parte dei fabbri di Mino si sparpagliò in altre province, passando alle dipendenze di vari signori. Questa diaspora diede origine ai gruppi Shinto: Echizen Seki, Kaga Seki ed altri. I testi riportano i nomi di Masatsune e Nobutaka di Owari, Kanesada di Aizu nel Mutsu, Kanesaki di Inaba e Teruhiro della provincia di Aki.
Shinto - Periodo della Spada Nuova [1596-1781]
Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi posero fine alle lunghe guerre civili. Al tormentato periodo di guerra seguì una lunga pace durante la quale la spada perse il suo valore funzionale. Inoltre, la spada lunga (daito) venne accorciata, il tagliente ridotto a circa 61 centimetri e i Samurai iniziarono a portarla inserita nella cintura all’anca (obi). Durante la prima parte del Periodo Shinto, quando il centro amministrativo si trovava nella zona Osaka-Kyoto, in questa regione lavorarono molti abili fabbri. Si perdettero i metodi tradizionali che distinguevano le cinque scuole e quasi tutti i castelli divennero centri per l’arte della fabbricazione di spade. Nel Periodo Tokugawa, Edo (Tokyo) fu il centro della lavorazione di spade e attrasse molti buoni fabbri, ma verso la fine del periodo l’arte declinò e fu posta maggior attenzione all’apparenza che all’utilità. I fabbri cominciarono a usare ornamenti vistosi e sulle spade di questo periodo si possono trovare stravaganti incisioni di fiori, fogliame e dragoni invece di semplici caratteri in sanscrito o scanalature delle vecchie spade. Anche nelle linee di tempra delle lame si possono trovare intricate e pittoresche rappresentazioni di foglie d’acero, boccioli di ciliegio, crisantemi, e Monte Fuji. Più di metà delle spade dei Samurai tuttora esistenti sono state costruite nel Periodo Shinto. Il seguente elenco mostra alcuni dei fabbri principali della prima parte (Momoyama) di questo periodo:
Provincia di Yamashiro: (Umetada) Myoju, (Shinano no Kami) Kunihiro, Kuniyasu, (Dewa Daijo) Kunimichi, (Echigo no kami) Kunitomo, (Osumi no Jo) Masahiro, (Iga no Kami) Kinmichi, (Tamba no Kami) Yoshimichi, (Etchu no Kami) Masatoshi, (Izumi no Kami) Kunisada, (Kochi no Kami) Kunisuke.
Provincia di Settsu: (Izumi no Kami) Kunisada, (Kochi no Kami) Kunisuke, (Soboro) Sukehiro, (Tamba no Kami) Yoshimichi, (Omi no Kami) Tadatsuna, (Mutsu no Kami) Kanemori.
Provincia di Mino: (Sagami no Kami) Masatsune, (Mino no Kami) Masatsune, (Hoki no Kami) Nobutaka, (Hitachi no Kami) Ujifusa.
Provincia di Musashi: Hankei, Yasutsugu, (Musashi Daijo) Korekazu.
Provincia di Iwashiro: Nagakuni, (Mutsu Daijo) Nagamichi.
Provincia di Rikuzen: (Yamashiro Daijo) Kunikane, (Yamato Daijo) Yasusada.
Shinshinto - Periodo della Nuova Nuova Spada [1781-1876]
Rispetto a quelle forgiate precedentemente, le lame di questo periodo presentano caratteristiche profondamente diverse. Per comprendere le ragioni di questo repentino mutamento, occorre partire dall’analisi del contesto geopolitico, prossimo al collasso. Le flotte occidentali minacciavano le coste del Giappone. La politica isolazionista, in vigore dall’inizio del Periodo Edo per più di due secoli, favorì l’insorgere di un forte sentimento xenofobo nella maggior parte dei Giapponesi. Il movimento anti-stranieri si allargava a macchia d’olio e l’inquietudine sociale aumentava: un piccolo numero di mercanti accumulava vere e proprie fortune, la corruzione dilagava e la classe dei Samurai era sopravvalutata. Il regime Tokugawa, che aveva basato i suoi principi su un’economia del riso gestito dalla classe dei Samurai, si trovò spiazzato dalla nuova realtà dei fatti: il vero potere economico era in mano ai commercianti. Disordini sociali nascevano ovunque ed alimentavano il movimento rivoluzionario che aveva come progetto il rovesciamento dei Tokugawa ed il ristabilimento del potere imperiale. I sintomi evidenti dell’avvicinarsi di una grande guerra risvegliarono bruscamente la produzione della spada, che si era assopita nel lungo periodo di pace. Anche il rinnovarsi del culto dell’Imperatore giovò alla fabbricazione di lame: la spada giapponese, anima del Samurai, doveva ritrovare il suo spirito originale, di qui l’esigenza di recuperare le caratteristiche tecniche e costruttive delle lame dell’epoca d’oro (il Periodo Koto) prendendole a modello. Spinti da questo tipo di propaganda, molti fabbri ristudiarono i metodi tradizionali sia per integrare le proprie conoscenze sia per copiare le lame celebri. Questo non impedì ad un certo numero di forgiatori di creare soluzioni profondamente innovative. Si sperimentarono diversi tipi di forgiatura, si mescolarono stili. Non tutte le novità si rivelarono un salto di qualità: si produssero anche lame Tachi che non avevano nessuna possibilità di essere usate in combattimento. Si forgiarono spade troppo pesanti, molto o troppo dritte, sempre molto tozze a vedersi. Tutte le lame prodotte in questo periodo, in ogni caso, avevano un punto in comune: il tipo di acciaio. Con l’avvento dell’industrializzazione, fu possibile avere in tutto il Giappone l’acciaio base per la produzione della spada: i fabbri non avevano più bisogno di provvedere alla produzione del metallo dal minerale, eccezione fatta per coloro che lo facevano per amore della tradizione. Per questo motivo, la materia prima utilizzata dai fabbri di questo periodo presenta qualità e caratteristiche comuni. La superficie delle lame è all’apparenza molto pura e brillante, come uno specchio ben pulito; manca però la profondità e la finezza di un lavoro artigianale. Scuole che comunque si distinsero nel periodo furono la Suishinshi Masahide, la Taikei Naotane, la Hosokawa Masayoshi, la Koyama Munetsugu, la Minamoto (no) Kiyomaro. E poi la Scuola di Osaka (Gassan), la Scuola Hizen Tadayoshi (sesta generazione), la Scuola di Satsuma, la Unju Korekatsu.
Gendaito - Periodo della Spada Moderna [from 1876]
Tre anni dopo l’inizio di questa Era, l’imperatore Meiji salì al trono dando inizio alla Restaurazione Meiji, che condusse il Giappone verso la modernizzazione. Le relazioni con il resto del mondo migliorarono, fino alla distensione. Il sistema feudale era finito e, con esso, sbiadirono il prestigio e i privilegi dei Samurai ai quali non fu più concesso di indossare la spada. Per gli spadai, di conseguenza, in Giappone non ci fu più mercato: dovettero riciclarsi, tornando agli ordinari lavori di fucina. Per sopravvivere si diedero alla produzione di zappe, forbici, coltelli, ferri per cavalli, strumenti e attrezzi di uso quotidiano. Nell’Era Meiji (1868-1912), in ragione di questo nuovo contesto, prese piede l’esportazione di spade, tsuba e ornamenti per l’impugnatura, destinate principalmente al mercato francese e a quello nordamericano. Il cambio del secolo segnò l’apice del collezionismo negli Stati Uniti, dove furono pubblicati moltissimi libri riguardanti spade e ornamenti; nei musei odierni, le esposizioni di spade e montature sono composte da pezzi molto spesso provenienti da quelle collezioni. All’inizio dell’Era Showa (1926-1989), tuttavia, idee e sentimenti nazionalisti cominciarono a riprendere quota. Per la costruzione di spade, anche se su piccola scala, si aprì una nuova e stagione. In occasione della mostra annuale all’Accademia Imperiale delle Arti, venne addirittura aperta una sezione dedicata alle spade. Negli anni immediatamente precedenti l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, si contavano in Giappone circa un centinaio di artigiani che, sia pur come attività secondaria, costruivano spade. Molte delle lame prodotte dagli spadai dell’Era Showa recano, sul codolo, un marchio raffigurante un bocciolo di ciliegio, con il carattere Sho di Showa sopra la firma del fabbro. Altri esemplari - come le sciabole della polizia, quelle da parata e per impieghi analoghi, fabbricate durante gli ultimi quaranta o cinquanta anni - non possono essere considerati spade da Samurai: la causa della diversità va rintracciata nei trattamenti di placcatura (o chimici) e nelle tecniche di costruzione, molto difformi dalle convenzionali metodologie di forgiatura a mano e di tempra, caratteristiche delle spade da Samurai. Quella delle spade giapponesi del XX secolo è una storia decisamente appassionante e movimentata. Nei primissimi anni, molto pochi erano gli spadai che, dedicandosi esclusivamente alla forgiatura di lame, erano in condizione di guadagnarsi da vivere. Generalmente producevano copie di koto per i collezionisti del tempo. Anche se l’imperatore Meiji era un protettore della spada, al punto da assegnare il titolo di Tesoro Nazionale Vivente a Gassan Sadakatsu (prima generazione) e Miyamoto Kanenori, erano poche in quel tempo le ordinazioni di spade. Ma quando i militaristi presero possesso del Giappone, nelle Ere Taisho e Showa, la situazione mutò radicalmente. Fu allora che i Gunto (le spade in dotazione all’esercito), le cui dimensioni erano di solito regolate attorno ai 2 shaku 2 sun (66-67 cm), divennero popolari. Le spade del Nihon To Tanren Kai del tempio Yasukuni a Tokyo, assieme alle spade del Denshusho e a quelle di Horii Toshihide di Muroran sono, indiscutibilmente, tra le migliori e più rappresentative dell’Era Showa. Queste lame erano forgiate in modo tradizionale e raffreddate in acqua: profondamente diverse rispetto alle spade prodotte in massa come armi per l’esercito e la marina giapponese, da allora fino a tutta la guerra del Pacifico, caratterizzate da una qualità veramente modesta. A tutti gli ufficiali era richiesto di portare la spada come elemento essenziale dell’uniforme, allo scopo di infondere e rafforzare il senso del Bushido. Come sempre nella storia giapponese - e non solo - quando si verifica una massiccia domanda di spade, la prima vittima è la qualità. Le spade di questo tipo erano spesso prodotte da fabbri frettolosamente reclutati, in grado di mettere in campo solo una rudimentale conoscenza della tecniche di lavorazione. Contrariamente alle menzionate Gendaito, queste spade avevano poco o nessun merito artistico. Spesso portavano una stampigliatura con il kanji “Sho”, come accennato precedentemente, o il kanji “Seki” ad indicare uno dei principali centri di produzione (stampigliatura dell’arsenale). Il significato di questi marchi sembra essere oggetto di molto interesse e di interminabili discussioni tra alcuni collezionisti occidentali. Su queste lame, generalmente la presenza dell’hamon è solo apparente, dal momento che in epoca Showa spesso questo viene prodotto raffreddando la lama in olio anziché nel modo tradizionale, cioè in acqua. Utilizzando olio, il processo di raffreddamento può essere eseguito a una temperatura molto più bassa, evitando così il rischio di difetti come rotture sul filo [hagire] che hanno l’aspetto di nie. Con questo procedimento non si ottiene un hamon vero e proprio, ma solo un’imitazione. In mancanza dunque di materie prime di qualità e di un corretto processo di forgiatura, risulta difficile considerare queste lame - conosciute come Showato - vere spade giapponesi. Possono essere molto interessanti per i collezionisti di armi e “militaria”, e per gli appassionati di storia di questo periodo: ma rappresentano oggettivamente una categoria a sé stante. Quando nel 1945, alla fine della guerra, le forze alleate occuparono il Giappone, la costruzione di spade - così come la pratica di arti marziali - venne proibita. L’obiettivo era di avviare il paese alla democrazia, eliminando la deriva militarista del recente passato. In quel periodo molte spade, anche importanti e di notevole fattura, furono così requisite dai militari USA o addirittura distrutte. Non fu fatta alcuna distinzione tra spade con meriti storici o artistici, e le Showato: a causa dello zelo o della superficialità di qualche ufficiale delle forze di occupazione, dunque, pezzi di grande valore e di interesse storico andarono perduti per sempre. Fu soltanto parecchi anni dopo, nel 1949, che queste misure di interdizione vennero in qualche modo attenuate. L’occasione fu una ricorrenza speciale presso il grande tabernacolo di Ise: una tradizione millenaria che ha luogo, infallibilmente, ogni 25 anni. Per questa cerimonia, ad alcuni fabbri selezionati furono commissionate alcune decine di spade, dopo aver ottenuto dalle autorità competenti la necessaria autorizzazione. Queste spade dovevano essere ben più che normali spade curve: andavano costruite secondo l’antico stile kiriha-zukuri Chokuto, con lunghezze da 80 a 96 cm. Per gli spadai ai quali era stato consentito di dedicarsi nuovamente all’antica arte, fu naturalmente un grandissimo onore. Fra questi c’erano Miyaguchi Toshihiro, Takahashi Sadatsugu e Miyairi Akihira (gli ultimi due furono in seguito nominati Tesoro Nazionale Vivente), Ishii Akifusa, Nigara Kunitoshi e Sakai Shigemasa. Questa cerimonia del 1949 fu un primo, importante sprone offerto agli spadai del Giappone nel periodo post-bellico.
La spada giapponese oggi
Nel 1953 una nuova legge consentì la ripresa della costruzione di spade. Nel 1960 fu costituita la Nihon Bijutsu Token Hozon Kyokai (NBTHK , Società per la preservazione della spada artistica giapponese). La crisi era ormai alle spalle e la spada giapponese era scampata alla completa distruzione. Oggi la NBTHK svolge un’attività di grande importanza su più fronti: sovrintende all’operazione di fonderia [tatara] che produce il materiale grezzo [tamahagane] per la forgiatura delle lame, alla conduzione del museo della spada giapponese a Tokyo e all’organizzazione di varie importanti competizioni annuali di artigianato. Altra funzione non secondaria della NBTHK è favorire le comunicazioni tra i vari artigiani. Sono lontani i tempi in cui le diverse scuole di spadai custodivano gelosamente i loro segreti: con il bando successivo alla seconda guerra mondiale, fu un’intera generazione di spadai ad andare perduta. I pochi fabbri sopravvissuti non avevano alternative: comunicare, tramandare stili e segreti del mestiere, confrontarsi su metodologie e tecniche di lavorazione era l’unico modo per preservare la nobile arte della forgiatura di spade. Nel 1955, trentesimo anno dell’Era Showa, si tenne così la prima competizione e mostra di Shinsakuto (spade appena costruite). La manifestazione annuale organizzata dalla NBTHK si occupa di molti aspetti, tanti quanti sono le diverse arti connesse alla spada giapponese: la forgiatura, la politura della lama, la costruzione del fodero, la realizzazione delle montature di metallo. Queste gare sono una vetrina importante: consentono agli spadai di farsi notare dai collezionisti giapponesi, e in generale dagli acquirenti di spade. Possedere una spada proveniente da un artista riconosciuto e di successo è una sicurezza, un investimento, una gratificazione personale. E, spesso, tutto questo insieme. Quando le lame vengono esaminate in occasione delle annuali competizioni, viene loro data una valutazione analitica, dalla punta alla base. Questa classificazione è molto importante, dal momento che costituisce la base di partenza per la valutazione di ciascun fabbro l’anno successivo. Quando uno spadaio si classifica ai primi posti, merita il grado di Mukansa. Questo significa che le sue spade, nelle successive competizioni, entrano in gara ma non sono soggette a giudizio. Al di sopra del grado di Mukansa c’è quello di Ningen Kokuho (Tesoro Nazionale Vivente). Attualmente è insignita di questo titolo una ristrettissima élite di spadai, in ogni caso passati attraverso la qualifica di Mukansa. Nel 1945 la spada giapponese ha perduto tutte le sue prerogative di arma da guerra. E’ dunque facile comprendere come, dal quel momento, si tenda a privilegiare le qualità artistiche rispetto a quelle tecnico-pratiche, da sempre apprezzate dai collezionisti e dagli appassionati giapponesi. Le caratteristiche di una buona spada alla luce di questo nuovo approccio, in ogni caso, non differiscono sostanzialmente da quelle proprie di un’arma da taglio. Una spada di pregio deve avere buona forma ed equilibrio, essere stata forgiata utilizzando acciaio di qualità, mostrare flessibilità e filo tagliente. E naturalmente, risultare esteticamente attraente e perfettamente curata nei dettagli. Fin dal 1954, la gara annuale della NBTHK e le mostre organizzate da vari enti commerciali (la Ohnishi Token, ad esempio) sono state di grande stimolo per tutto il movimento, e hanno contribuito ad elevare, anno dopo anno, lo standard delle Shinsakuto. Ai maestri spadai viene attualmente assegnata una licenza, con l’autorizzazione del governo a costruire non più di due spade lunghe al mese. A questa singolare disposizione si è arrivati osservando lo spadaio Akihira Miyairi, un artigiano tanto abile quanto curato e metodico, in grado di produrre non più di due buone spade al mese. Molti spadai e artigiani ritengono che questo limite sia assolutamente inadeguato: se ne potrebbero verosimilmente forgiare molte di più, pur salvaguardando la qualità. La regola, tuttavia, è stata posta anche per impedire la produzione di spade a basso prezzo, caratterizzate da uno scarso grado di finitura e prive di un significativo valore artistico. In Giappone, tra le vecchie generazioni è opinione diffusa che sia impossibile per uno straniero [gaijin] apprezzare veramente la spada giapponese, la cui essenza trascende forma e funzione e si permea di valenza culturale profondamente giapponese. Oggi questo pregiudizio va gradatamente scomparendo:addetti ai lavori e appassionati spesso hanno viaggiato all’estero e frequentato collezionisti occidentali, maturando un atteggiamento più aperto. La traduzione di testi e documenti originali ha reso disponibile una grande quantità di informazioni, allargando a dismisura il potenziale bacino di utenza. Nonostante questo, è stupefacente rilevare il grande fascino che esercita questo strumento anche al di fuori del Giappone. Accanto ai collezionisti e agli studiosi nipponici, la spada giapponese vanta migliaia di addetti ai lavori - a vario titolo - in tutto il mondo. La spada giapponese è indubitabilmente un fenomeno planetario e dilagante: oltre a collezionisti che si contendono ad ogni latitudine i pezzi migliori, ci sono artigiani europei che portano le loro tsuba alle gare annuali in Giappone. Fiorenti affari di politura si fanno sia in USA che in Europa, dove è possibile trovare un gran numero di esperti laccatori. Habaki, Shirasaya e tsukamaki di fabbricazione europea hanno poco da invidiare a quelle originali, per non parlare delle spade e dei dojo di kendo/iaido. Non esiste una spiegazione univoca per questo grande successo transnazionale e transgenerazionale. Ad affascinare un così grande numero di persone è verosimilmente la molteplice valenza intrinseca dello strumento: allo stesso tempo opera d’arte ed arma letale, elemento culturale elevato e raffinato oggetto da collezione. Dal primo dopoguerra ai tempi presenti, vi sono stati in Giappone molti cambiamenti. Un buon artigiano riesce oggi a campare in modo decoroso producendo esclusivamente spade, ma ci sono regole, usi e consuetudini che fanno parte dell’apprendistato. La trafila è lunga: non è facile nel Giappone odierno ottenere la qualifica di spadaio. Tutte le nuove spade devono avere un permesso di fabbricazione, e solamente i fabbri autorizzati dal Ministero della Cultura sono legittimati alla produzione. Per diventare uno spadaio, oggi, in Giappone, è indispensabile lavorare a tempo pieno per almeno cinque anni come allievo o apprendista presso un fabbro già titolare di un’autorizzazione alla produzione, per poi superare un esame in Tatara a Shimane. Solo se si sono soddisfatti questi due requisiti un allievo può diventare spadaio autorizzato. Un percorso di formazione almeno quinquennale è considerato un arco di tempo ragionevole durante il quale un allievo può accumulare le conoscenze e la manualità necessaria. Nel 1988 è stato istituito però un secondo requisito: si deve essere in grado di produrre autonomamente l’acciaio necessario, e di forgiare una spada alla presenza di un gruppo di fabbri esperti, incaricati di assistere e valutare l’abilità del candidato. La sessione d’esame è a Shimane; di solito si svolge durante un periodo di otto giorni, durante i quali il candidato deve produrre un Wakizashi o una spada corta, cominciando dal Tamahagane. Un’apposita commissione di tre fabbri osserva ciascuna fase della costruzione della lama, valutando l’abilità del candidato. Se il candidato supera l’esame, viene rilasciato un certificato grazie al quale - oltre ai cinque anni di apprendistato - viene riconosciuto spadaio con licenza del Ministero della Cultura, e legalmente autorizzato a fabbricare due spade lunghe o tre spade corte in un mese. Le licenze e le modalità di svolgimento degli esami vennero codificate per la prima volta nel 1952, quando la Polizia e il Ministero della Cultura congiuntamente formularono il regolamento. A seguito della normativa introdotta, anche le spade tradizionali esistenti andavano dichiarate: tutti i commercianti e i proprietari dovettero registrare le lame in loro possesso. Lo scopo di queste regole era di controllare la proprietà, la vendita e il trasferimento di spade giapponesi che, dopo l’acquisto, vanno registrate a nome del proprietario entro venti giorni. Ogni spada deve essere poi individualmente registrata presso il Dipartimento dell’Educazione nella prefettura di residenza del possessore. Se una spada giapponese viene introdotta in Giappone da un paese straniero, deve ricevere una licenza temporanea al porto di ingresso. Il possessore deve poi registrare la spada presso il Ministero della Cultura entro tre settimane, al fine di ottenere una registrazione permanente. Le Showato, ad esempio, sono considerate armi da guerra, non suscettibili di essere registrate o introdotte all’interno del paese. Se scoperte in ingresso alla dogana, vengono requisite e successivamente rimandate al mittente o distrutte. Questa legge contempla anche la registrazione di armi da fuoco e di attrezzi affilati in generale. E’ conosciuta col nome di Ju-to-ho. Come detto, chi voglia diventare spadaio oggi deve prima trovarne uno con licenza, presso il quale imparare l’arte e svilupparne una certa padronanza. In passato, l’allievo avrebbe ricevuto vitto, alloggio e forse anche un piccolo compenso, in cambio del lavoro svolto nel periodo di formazione. È una prerogativa che viene ancora saltuariamente applicata; quel che è certo, l’attività connessa alla fabbricazione di spade non sempre permette ad un fabbro di mantenere la propria famiglia ed anche i propri allievi. Anzi, alcuni fabbri rifiutano di prendere nuovi allievi perché temono che questi, una volta terminato l’apprendistato, non possano vivere del proprio lavoro. Altri permettono agli apprendisti esterni di frequentare e di partecipare, ma senza fornire loro alcun supporto. Anche se le spade moderne sono particolarmente costose (le spade forgiate da uno dei migliori spadai possono rivaleggiare con il prezzo di un’auto), molti giovani fabbri non sono in condizione di vendere un numero di esemplari sufficiente per il proprio mantenimento. Dato che oggi è molto difficile diventare spadai, non è raro che un giovane fabbro possa tirare avanti solo con l’aiuto della famiglia. Alla base del problema c’è il prezzo corrente di una nuova spada. Come spiegato, le spade tradizionali sono di solito così costose per le limitazioni di legge, che ad un artigiano riconosciuto consentono la registrazione (e quindi la vendita) di due sole spade lunghe o di tre corte, al mese. Il costo delle spade peraltro deve comprendere quello del tamahagane (di solito prodotto dalla tatara della NBTHK a Shimane), del carbone impiegato nella fucina per ottenere l’acciaio, del lavoro per ottenere la spada dall’acciaio finito e infine quello per finiture e montatura (che comprende politura, habaki e fodero, tutti prodotti da altri artigiani). Inoltre, il fabbro deve poter mantenere se stesso, una famiglia e verosimilmente un apprendista; deve poi comprare o affittare il luogo in cui lavora. Se a fronte di tutte queste spese il fabbro è autorizzato a produrre soltanto due spade al mese, è del tutto evidente che il prezzo della spada deve essere particolarmente elevato. Sono tutte condizioni, quelle elencate, che rendono molto difficile per un giovane fabbro entrare nel settore.
Nippontō è una produzione Ponchiroli Editori.
I materiali presenti sul sito sono coperti da copyright.

